Cinema e desiderio / 01
La stanza che
non osiamo aprire.
Crediamo di sapere che cosa desideriamo.
Ma se una stanza potesse ascoltare anche quello che non sappiamo dire?
A partire da Stalker · Andrej Tarkovskij · 1979
Fermarsi sulla soglia
In Stalker, una guida accompagna uno Scrittore e un Professore nella Zona, verso una stanza che si dice esaudisca i desideri più profondi. Il viaggio li conduce a una soglia che non attraversano. La promessa, da vicino, fa paura. Scheda del film · BFI
Il racconto di Porcospino rende concreta quella paura: dopo la morte del fratello, entra nella stanza e ne ricava ricchezza. Nella lettura dello Scrittore, ciò che ha ottenuto rivela un desiderio più profondo della volontà di riavere il fratello. Ma questa spiegazione appartiene ai personaggi: il film non certifica il potere della stanza. Sul racconto di Porcospino · Deep Focus Review
È qui che comincia la riflessione che mi interessa. Posso raccontarmi di volere una cosa e portarne dentro un’altra. Posso essere sincero e, nello stesso tempo, conoscermi soltanto in parte. La stanza toglie la protezione delle intenzioni: ci mette davanti alla possibilità di un risultato che non sapremmo accettare.
Se il mio desiderio si avverasse,
mi riconoscerei in quello che accade?
Quando diciamo: vorrei essere amato
Dentro una frase così semplice possono abitare molte cose. La voglia di condividere una giornata. Il bisogno di essere visti. La speranza che qualcuno ci scelga e, scegliendoci, ci tolga il dubbio di non valere abbastanza.
Questi bisogni possono stare insieme. Non rendono falso un sentimento, ma possono cambiarne la direzione. A volte cerchiamo una persona e le chiediamo, senza dirglielo, di riparare qualcosa che ci precede. Ogni sua distanza diventa allora una sentenza su di noi.
Mi sembra che una domanda difficile sia questa: quanto spazio lascio alla persona reale? Può sorprendermi, contraddirmi, avere desideri che non coincidono con i miei? Anche un amore non ricambiato può essere un sentimento autentico. Per diventare una relazione, però, ha bisogno della libertà e della presenza dell’altro.
Quando un sogno è meglio di una cattiva realtà
Ci sono realtà alle quali non vorrei rassegnarmi: rapporti in cui ci si ferisce per abitudine, parole pronunciate senza ascolto, giorni vissuti cercando soltanto di non disturbare. Immaginare altro può aiutarci a riconoscere quello che manca e a cercarlo davvero.
Ma il sogno può anche diventare un luogo dove tutto dipende da noi. Lì nessuno ci contraddice, nessuno cambia, nessuno se ne va. È una protezione comprensibile. Il rischio arriva quando ogni incontro ci delude soltanto perché una persona viva non può somigliare fino in fondo a una figura immaginata.
La stanza di Stalker incrina questa sicurezza. Ci invita, almeno nella lettura che ne propongo qui, a interrogare anche i sogni più cari. Che cosa chiediamo attraverso di loro? Un incontro, una rivincita, un riparo? La risposta può cambiare nel tempo, e possiamo imparare ad ascoltarla senza trasformarla subito in una condanna.
La solitudine e i modi di esserci
Il desiderio di essere capiti porta anche qui. Si può stare da soli e sentirsi in pace, oppure essere in mezzo agli altri e non trovare una parola nella quale abitare. Una sensibilità può restare senza risposta anche dentro una stanza piena di persone.
Ci sono rapporti che ci gratificano per affinità: una musica amata da entrambi, un interesse condiviso, un modo simile di guardare le cose. Non bisogna spiegare tutto da capo. Quella facilità dà riposo, ci fa sentire riconosciuti. Ma condividere gli stessi gusti non garantisce di sapersi ascoltare, soprattutto quando emerge una differenza.
Altri legami nascono tra persone lontane per carattere, sensibilità o idee. Diventano importanti perché permettono di fare qualcosa insieme: aiutare qualcuno, portare avanti un lavoro, prendersi cura di un luogo. La loro utilità sociale sta in quello che rendono possibile. Non richiedono di fingere un’intimità che non c’è, ma rispetto, affidabilità e spazio per entrambi.
Forse una parte della fatica nasce dal chiedere a ogni rapporto di darci tutto: comprensione profonda, piacere, collaborazione, protezione dalla solitudine. Riconoscere che i legami hanno forme diverse può aiutarci ad apprezzarli per ciò che offrono, e anche a capire quando ci chiedono di rinunciare troppo a noi stessi.
La domanda torna allora al desiderio: sto cercando qualcuno che mi somigli, qualcuno con cui costruire, o qualcuno che cancelli ogni distanza? La sensibilità può farci avvertire intensamente queste distanze. Possiamo ascoltarla senza usarla come misura del valore degli altri.
Quello che può una canzone
Forse è anche per questo che scriviamo. Una frase comincia da un sentimento che crediamo di conoscere; poi arriva una parola inattesa e ci accorgiamo che stavamo parlando anche d’altro. La musica tiene insieme cose che, in una spiegazione, sembrerebbero contraddirsi.
Una canzone può dare voce al desiderio senza promettere di esaudirlo. Può lasciare che convivano amore e paura, generosità e bisogno di essere scelti. Chi ascolta può riconoscersi in un punto diverso da quello da cui siamo partiti.
Mi piace pensare all’arte come a un modo per sostare davanti a quella porta. Prenderci il tempo di sentire ciò che si muove dentro, prima di chiedere a un’altra persona di portarne il peso.